Capire l’origine del dolore aiuta a recuperare prima
- Dolore laterale vicino al gomito, irradiato verso l’avambraccio, spesso indica una tendinopatia degli estensori.
- Riposo relativo e riduzione dei colpi dolorosi sono più utili dell’immobilità prolungata.
- Esercizi progressivi per polso e avambraccio aiutano a recuperare forza e tolleranza al carico.
- Formicolio, perdita di forza, gonfiore importante o trauma richiedono una valutazione medica.
- Il rientro al tennis dovrebbe avvenire solo quando il dolore non aumenta durante o il giorno dopo l’attività.
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Quando il dolore parte dal gomito e scende nell’avambraccio
Il quadro più conosciuto è la tendinopatia laterale del gomito, spesso chiamata epicondilite o gomito del tennista. Il dolore nasce di solito sulla parte esterna del gomito e può scendere lungo la superficie posteriore dell’avambraccio, soprattutto quando si stringe la racchetta, si estende il polso o si ruota l’avambraccio.Il termine “epicondilite” è ormai usato per comodità, ma non sempre descrive una vera infiammazione. In molti casi prevalgono microlesioni e alterazioni degenerative del tendine, per questo il recupero richiede un carico graduale e non soltanto ghiaccio o riposo. Anche i Manuali MSD descrivono il coinvolgimento dei tendini estensori e dei movimenti ripetitivi di pronazione e supinazione dell’avambraccio.
| Zona e sintomo | Possibile origine | Indizio utile |
|---|---|---|
| Parte esterna del gomito e avambraccio | Tendinopatia laterale | Dolore stringendo la racchetta o sollevando una tazza |
| Parte interna del gomito | Tendinopatia mediale | Fastidio durante flessione del polso e presa |
| Avambraccio con bruciore, formicolio o intorpidimento | Irritazione nervosa | Sensibilità alterata fino alla mano |
| Dolore improvviso dopo un colpo o una caduta | Lesione muscolare, articolare o ossea | Gonfiore, livido, perdita immediata di forza |
La posizione del dolore è importante, ma da sola non basta per una diagnosi. Un fastidio che parte dal collo o dalla spalla può essere percepito anche nell’avambraccio, mentre un dolore vicino al polso può risalire verso il gomito. Per questo io eviterei di definire ogni dolore come epicondilite senza considerare meccanismo d’insorgenza, movimenti provocativi e sintomi neurologici.
Perché il tennis può sovraccaricare questa zona
Il tennis combina presa, rotazione dell’avambraccio, stabilizzazione del polso e impatti ripetuti. Il problema non è necessariamente il singolo colpo, ma il rapporto tra carico imposto e capacità attuale dei tessuti. Un giocatore che passa da una seduta settimanale a quattro allenamenti intensi può sviluppare dolore anche con una tecnica generalmente corretta.
Tra i fattori più frequenti considero l’aumento improvviso delle ore in campo, il rovescio eseguito con il polso rigido, la presa eccessivamente serrata, il recupero insufficiente e una preparazione fisica limitata. Anche racchetta, tensione delle corde e misura dell’impugnatura possono influire sulle vibrazioni e sulla forza richiesta all’avambraccio.
Gli errori che mantengono il dolore
- Giocare sopra un dolore crescente, confidando che il corpo si abitui.
- Fare solo stretching e trascurare il rinforzo progressivo dei muscoli estensori.
- Cambiare racchetta o tutore senza correggere tecnica, volume e recupero.
- Fermarsi completamente per settimane e poi tornare subito alla stessa intensità.
Un tutore o una fascia per l’avambraccio può ridurre temporaneamente il carico durante le attività, ma non risolve la causa. Io lo vedo come un supporto occasionale, non come un lasciapassare per continuare a giocare nonostante il dolore.
Cosa fare nelle prime giornate senza fermarsi del tutto
Quando il dolore è comparso da poco, conviene ridurre per alcuni giorni i gesti che lo provocano, soprattutto rovesci potenti, servizi ripetuti e presa prolungata. Il riposo deve essere relativo: muovere delicatamente gomito, polso e dita aiuta a non irrigidire l’arto, purché il movimento resti tollerabile.
Nei primi giorni si può applicare freddo avvolto in un panno per 15-20 minuti, lasciando passare alcune ore tra un’applicazione e l’altra. Il NHS suggerisce anche di modificare le attività, provare esercizi semplici e valutare una fascia o un tutore; se il dolore persiste dopo almeno due settimane di autocura, è opportuno chiedere un parere sanitario.Per i farmaci, eviterei consigli automatici. Paracetamolo o gel antinfiammatori possono essere adatti in alcune persone, ma dipendono da età, allergie, terapie in corso e malattie gastriche, renali o cardiovascolari. Il farmacista o il medico può indicare l’opzione più sicura.
Un controllo semplice durante la giornata
Osserva cosa succede quando apri un barattolo, sollevi una bottiglia o stringi la mano. Se il dolore compare già in queste attività, tornare immediatamente al gioco completo è prematuro. Il criterio più pratico è verificare che il fastidio resti basso e non aumenti nelle 24 ore successive.
Esercizi e rientro in campo con criteri concreti
Gli esercizi non devono essere una gara di resistenza. Nella fase iniziale può essere utile una contrazione isometrica, cioè una spinta senza movimento del polso, mantenuta per circa 5 secondi e ripetuta 10-15 volte. Se il dolore resta stabile, si può passare a movimenti lenti di estensione del polso con un carico leggero.
Un esercizio comune consiste nell’appoggiare l’avambraccio con il palmo rivolto verso il basso, sollevare lentamente il dorso della mano e scendere in modo controllato. La parte più importante non è il peso, ma il controllo. Se il sintomo aumenta nettamente durante l’esercizio o rimane più intenso il giorno dopo, bisogna ridurre ampiezza, resistenza o numero di ripetizioni.
Lo stretching degli estensori può dare sollievo, ma non dovrebbe essere aggressivo. Mantieni il gomito disteso, porta delicatamente il polso in flessione e resta nella posizione per circa 20 secondi, senza rimbalzi e senza cercare un dolore intenso.
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Come riprendere il tennis
- Riprendi con palleggi facili e sedute brevi, evitando inizialmente il servizio potente.
- Aumenta una sola variabile alla volta, per esempio durata oppure intensità.
- Controlla il dolore durante la seduta e il mattino seguente.
- Interrompi la progressione se compaiono perdita di forza o dolore più persistente.
Per me il rientro è credibile quando le attività quotidiane sono quasi indolori, il movimento del gomito è completo e la presa non provoca un peggioramento il giorno dopo. La fisioterapia può aiutare a valutare forza, mobilità, tecnica e attrezzatura, invece di concentrarsi soltanto sul punto in cui fa male.
Quando serve una valutazione medica
Non aspettare settimane se il dolore è comparso dopo una caduta, un impatto diretto o uno strappo improvviso. Anche gonfiore marcato, arrossamento, febbre, deformità o incapacità di muovere il braccio richiedono una valutazione rapida.
È importante farsi controllare anche in presenza di formicolio, intorpidimento, debolezza della mano o dolore che parte dal collo. Questi segnali possono indicare il coinvolgimento di un nervo e non vanno trattati come una semplice tendinopatia da sovraccarico.
La diagnosi è spesso clinica e comprende la valutazione dei movimenti, della forza e dei test che riproducono il dolore. Radiografia, ecografia o risonanza non sono automaticamente necessarie, ma possono servire quando il quadro è atipico, persistente o associato a trauma.
Se l’autocura non porta miglioramenti dopo 2-6 settimane, conviene rivolgersi a medico, ortopedico o fisioterapista. Gli interventi più invasivi vengono generalmente considerati solo dopo un percorso conservativo adeguato e in caso di sintomi persistenti, non come prima soluzione.
La regola pratica per tornare a colpire senza inseguire il dolore
Il dolore all’avambraccio durante il tennis va letto come un segnale di carico eccessivo, non come una diagnosi già pronta. Ridurre temporaneamente i gesti irritanti, recuperare forza con esercizi progressivi e correggere tecnica o attrezzatura offre una strada più solida del semplice riposo assoluto.
Se dovessi scegliere un solo criterio, sceglierei questo: l’attività di oggi non deve peggiorare il braccio di domani. Quando compaiono sintomi neurologici, trauma, gonfiore importante o una debolezza insolita, invece, il campo da tennis può aspettare e serve una valutazione professionale.
