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Epicondilite - sintomi, cause e recupero dal gomito del tennista

Bortolo Donati 26 maggio 2026
Illustrazione anatomica che spiega epicondilite, o gomito del tennista, e epicondilite mediale, o gomito del golfista.

Indice

Un dolore sul lato esterno del gomito che aumenta quando stringi una bottiglia, usi il mouse o sollevi una borsa può dipendere dall’epicondilite, comunemente chiamata gomito del tennista. Non riguarda soltanto chi pratica sport: spesso nasce da gesti ripetuti e da un carico che il tendine non riesce più a tollerare. Qui chiarisco che cos’è, quali sintomi riconoscere, come si diagnostica e quali passi hanno davvero senso per recuperare.

Il dolore al gomito dipende spesso da un sovraccarico dei tendini

  • Epicondilite laterale significa dolore nella parte esterna del gomito, vicino all’epicondilo.
  • La causa più comune è la ripetizione di prese, sollevamenti e movimenti del polso, non necessariamente il tennis.
  • Il sintomo tipico è un dolore che peggiora con presa, torsione ed estensione del polso.
  • La diagnosi è soprattutto clinica; ecografia, radiografia o risonanza servono solo in casi selezionati.
  • Il recupero richiede spesso settimane o mesi e risponde meglio a carico graduale ed esercizi mirati che al riposo assoluto.

Epicondilite, cos’è e dove si trova il dolore

L’epicondilite laterale è una tendinopatia dei muscoli estensori dell’avambraccio. Questi muscoli aiutano a sollevare la mano e a stabilizzare il polso; i loro tendini si inseriscono sull’epicondilo, una prominenza ossea situata sul lato esterno dell’omero, proprio nella zona del gomito.

Il termine “-ite” fa pensare a un’infiammazione, ma il problema non è sempre un’infiammazione pura. Nelle forme persistenti prevalgono spesso microlesioni e alterazioni del tessuto tendineo dovute a carichi ripetuti. Per questo considero più utile parlare di tendinopatia laterale quando il disturbo dura da tempo.

Il nome gomito del tennista descrive soltanto una delle possibili situazioni. Può comparire anche dopo lavori manuali, giardinaggio, uso prolungato del computer, cucito, strumenti musicali o attività domestiche che richiedono una presa energica e ripetuta.

La forma laterale non è l’unica

Disturbo Dove fa male Movimenti che lo aggravano
Epicondilite laterale Parte esterna del gomito Estendere il polso, afferrare e ruotare oggetti
Epitrocleite mediale Parte interna del gomito Flettere il polso e stringere con forza

La sede del dolore orienta, ma non basta da sola per stabilire la diagnosi. Un dolore interno, posteriore o associato a formicolii può indicare un problema diverso e merita una valutazione specifica.

Perché compare anche senza praticare sport

Il tendine soffre quando il carico cresce più rapidamente della sua capacità di adattamento. Non serve un unico movimento traumatico: spesso il disturbo arriva dopo giorni o settimane di gesti ripetuti, magari accompagnati da poco recupero, postura sfavorevole o aumento improvviso dell’attività.

Tra i fattori più comuni riconosco questi scenari:

  • uso frequente di cacciaviti, pinze, forbici o utensili vibranti;
  • sollevamento ripetuto di pesi con il palmo rivolto verso il basso;
  • racquet sport, arrampicata, golf e allenamenti con tecnica o carichi non adeguati;
  • lavoro al computer con mouse lontano dal corpo o polso costantemente esteso;
  • ripresa improvvisa di un’attività dopo un lungo periodo di inattività.

Un errore tipico è cercare un solo colpevole, per esempio il mouse o una partita di tennis. Più spesso conta la somma dei carichi quotidiani. Anche stringere troppo forte gli oggetti può aumentare lo stress sui tendini, soprattutto quando il polso lavora in una posizione rigida.

Ridurre temporaneamente il gesto doloroso aiuta, ma il riposo totale prolungato non è una soluzione completa. Se il braccio resta fermo per troppo tempo, forza e tolleranza al carico diminuiscono, rendendo più difficile la ripresa.

Come riconoscere i sintomi e quando farsi visitare

Il segnale più caratteristico è un dolore localizzato sul lato esterno del gomito, che può scendere lungo la parte posteriore dell’avambraccio. All’inizio compare durante l’attività; in seguito può disturbare gesti semplici come aprire un barattolo, girare una maniglia, sollevare una tazza o stringere la mano.

Possono comparire anche sensibilità alla pressione sull’epicondilo, rigidità e una sensazione di debolezza. Spesso la mano non è realmente priva di forza: la presa sembra debole perché il dolore induce a proteggere il braccio.

I segnali che non vanno attribuiti automaticamente all’epicondilite

È prudente chiedere un parere medico se il dolore è iniziato dopo una caduta, se il gomito è molto gonfio, caldo o arrossato, oppure se compare febbre. Anche formicolio, perdita di sensibilità, cedimento marcato della mano o una limitazione importante del movimento richiedono un inquadramento diverso.

Per un dolore lieve da sovraccarico si può provare a modificare le attività e osservare l’evoluzione per circa due settimane. Se non c’è un miglioramento chiaro, il problema peggiora o limita il lavoro, è meglio rivolgersi al medico, al fisiatra o al fisioterapista.

Come si arriva alla diagnosi

La diagnosi nasce soprattutto dal racconto dei sintomi e dall’esame obiettivo. Il professionista valuta la sede del dolore, la mobilità del gomito, la forza della presa e la risposta a movimenti del polso eseguiti contro resistenza.

In genere non servono esami immediati. Una radiografia può aiutare a escludere artrosi, calcificazioni o conseguenze di un trauma; l’ecografia studia tendini e tessuti molli; la risonanza magnetica viene riservata soprattutto a quadri persistenti, dubbi diagnostici o sospette lesioni più estese.

Questo passaggio è importante perché un dolore simile può dipendere da irritazione di un nervo, problemi cervicali, instabilità, artrosi o lesioni muscolari. Un’immagine alterata, inoltre, non dimostra sempre che quella sia la causa del dolore. Io darei più peso alla coerenza tra sintomi, esame e attività scatenanti che al solo referto radiologico.

Cosa aiuta davvero a recuperare

Nelle prime fasi l’obiettivo non è immobilizzare il braccio, ma riportare il carico a un livello tollerabile. Conviene ridurre per alcuni giorni le attività più irritanti, fare pause frequenti e cambiare il modo di afferrare o sollevare gli oggetti. Quando possibile, tenere il palmo rivolto verso l’alto durante il sollevamento può diminuire la tensione sugli estensori.

Le misure più utili

  • Ghiaccio o calore per 15-20 minuti possono dare sollievo, scegliendo ciò che riduce meglio i sintomi.
  • Un tutore o una fascia per epicondilite può aiutare durante l’attività, ma non dovrebbe sostituire il recupero della forza.
  • Gli esercizi di mobilità, stretching e soprattutto rinforzo progressivo del polso e dell’avambraccio sono il cuore della riabilitazione.
  • Gli analgesici o i gel antinfiammatori vanno scelti con il medico o il farmacista, soprattutto in presenza di problemi gastrici, renali, cardiovascolari, terapia anticoagulante o gravidanza.

Gli esercizi devono provocare al massimo un fastidio contenuto e temporaneo, non un peggioramento che dura fino al giorno dopo. Il carico si aumenta poco alla volta, osservando dolore, forza e capacità di svolgere le attività quotidiane.

Le infiltrazioni di cortisone possono ridurre il dolore nel breve periodo, ma non sono una soluzione da ripetere senza criterio e possono avere risultati meno favorevoli nel lungo termine. Anche onde d’urto, PRP e chirurgia richiedono un’indicazione precisa: nessuna procedura sostituisce una diagnosi corretta e un programma riabilitativo ben dosato.

Leggi anche: Lesione del tendine del braccio - cosa fare e quando preoccuparsi

Quanto dura

Il recupero non è sempre rapido. Molte persone migliorano in alcune settimane o nei mesi successivi, mentre i casi persistenti possono richiedere 6-12 mesi di gestione graduale. La durata dipende dall’età del disturbo, dall’esposizione al gesto irritante, dalla forza iniziale e dalla continuità degli esercizi.

L’intervento chirurgico viene considerato solo raramente, di solito quando il dolore e la limitazione persistono dopo almeno 6-12 mesi di trattamento non chirurgico. Prima di arrivare a quel punto conviene verificare che il carico sia stato modificato davvero e che la diagnosi sia corretta.

Come evitare che il dolore ritorni

La prevenzione più concreta consiste nel preparare il tendine al lavoro che deve svolgere. Prima di riprendere sport o lavori manuali intensi, aumenterei durata e carico gradualmente, lasciando spazio a pause e recupero. Un riscaldamento breve è utile, ma da solo non corregge una tecnica inefficiente o un volume eccessivo.

Durante il lavoro, cerca di mantenere il polso il più possibile neutro, alterna le mani quando è fattibile e usa strumenti con impugnatura adeguata. Nel tennis contano anche tecnica, tensione delle corde e peso della racchetta; davanti al computer, invece, spesso fanno più differenza la posizione del mouse e la frequenza delle pause che un accessorio costoso.

La regola che trovo più pratica è semplice: se un’attività aumenta il dolore ogni giorno, non va necessariamente eliminata per sempre, ma deve essere ridotta, adattata e reintrodotta con gradualità. È questo equilibrio, più del riposo assoluto, a restituire al gomito la capacità di lavorare senza protestare.

Il modo più utile per leggere i segnali del gomito

L’epicondilite è in genere una tendinopatia da sovraccarico che interessa la parte esterna del gomito e peggiora con presa, torsione ed estensione del polso. Per affrontarla bene servono una diagnosi coerente, una riduzione temporanea dei gesti irritanti e un rinforzo progressivo.

Non aspettare che il dolore diventi costante prima di intervenire, ma non allarmarti per ogni fastidio: nella maggior parte dei casi il recupero è possibile senza chirurgia. Se i sintomi sono atipici, intensi o persistono nonostante le modifiche, una valutazione professionale evita di trattare come epicondilite un problema che ha un’altra origine.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Il dolore aumenta soprattutto con la presa, la torsione degli oggetti e l'estensione del polso contro resistenza. Anche sollevare una borsa, usare il mouse o aprire un barattolo può irritare i tendini estensori dell'avambraccio.

La diagnosi è soprattutto clinica e spesso non richiede esami immediati. La radiografia può escludere artrosi, calcificazioni o conseguenze di un trauma; l'ecografia valuta tendini e tessuti molli, mentre la risonanza è riservata a sintomi persistenti, dubbi diagnostici o sospette lesioni estese.

È utile ridurre temporaneamente i gesti irritanti, fare pause e modificare il modo di afferrare o sollevare gli oggetti. Mobilità, stretching e soprattutto rinforzo progressivo di polso e avambraccio sono il centro della riabilitazione; ghiaccio, calore o un tutore possono dare sollievo, ma non sostituiscono il recupero della forza.

Molte persone migliorano in alcune settimane o nei mesi successivi, ma i casi persistenti possono richiedere 6-12 mesi di gestione graduale. La chirurgia viene considerata raramente, in genere solo dopo almeno 6-12 mesi di trattamento non chirurgico senza risultati sufficienti.

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epicondilite
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ergonomia
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Autor Bortolo Donati
Bortolo Donati
Mi chiamo Bortolo Donati e da 3 anni mi dedico con passione a esplorare e condividere conoscenze nel campo dell'ortopedia, della salute articolare e della riabilitazione. La mia curiosità verso il funzionamento del corpo umano e il desiderio di aiutare le persone a comprendere meglio queste tematiche mi hanno spinto a iniziare questo percorso. Trovo grande soddisfazione nel semplificare concetti complessi, analizzando e confrontando le informazioni più aggiornate per offrire contenuti chiari, accurati e utili. Il mio obiettivo è fornire ai lettori gli strumenti per navigare con maggiore consapevolezza nel mondo della salute articolare e dei percorsi riabilitativi.

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